Analisi del dopo alluvione

                                                                                                              

 

Gli eventi alluvionali verificatisi nel 2011 a Marina di Ginosa e recentemente a Ginosa, Laterza, Montescaglioso, Metaponto e Castellaneta, impongono una serie riflessione ed analisi delle effettive cause che li hanno provocati.  Bisogna premettere che tali calamità pur nella loro indubbia eccezionalità non sono certo stati eventi unici nel corso del tempo.  Il fatto che abbiano causato maggiori danni rispetto al passato è riconducibile a cause e motivazioni diverse. In primo luogo va posto lo stato attuale della diga di San Giuliano che non svolge soltanto la funzione di  invaso idrico, ma anche di regimentazione regolazione del fiume Bradano e del suo bacino imbrifero. Attualmente assolve solo in parte quest’ultima funzione per via del parziale interramento della diga stessa. Circa 20 anni fa furono eseguiti lavori di messa in sicurezza dello sbarramento ma senza effettuare la rimozione del materiale depositatosi nel tempo .  Da allora l’interramento è proseguito  riducendo sempre di più la capienza dell’invaso e quindi la sua capacità di regolazione della portata idrica del Bradano,  in particolare  in occasione di eventi meteorici eccezionali, e oltretutto, peggiorando la stabilità dello stesso sbarramento in ragione della maggiore spinta sul paramento determinata  dal maggior peso della massa terrosa(fango). Di questa grave problematica non viene data la doverosa informazione ne risulta che sia stata  posta tra le priorità di un intervento come dovrebbe essere, infatti in tutti questi anni non ci sono stati miglioramenti. La diga in questione ha una capacità di invaso originariamente di circa 90 milioni di mc di acqua, oggi gran parte diventata fango.  Da ciò si può comprendere la gravità che questa situazione comporta specialmente per Marina di Ginosa e Metaponto, entrambi situati vicini alla foce del Bradano. Un’altra causa è stata la trasformazione del territorio avvenuta negli ultimi decenni a seguito dell’espansione urbanistica e della conversione del  settore agricolo da prevalentemente arboricolo a viticolo- ortaggifero, cha ha determinato la copertura di vaste superfici procedendo l’assorbimento ed il percolamento  delle acque meteoriche di  estese  superfici e di conseguenza un maggiore afflusso idrico nei canali che purtroppo sono parzialmente interrati e intasati da vegetazione e rifiuti vari. Occorrerebbe una più costante  manutenzione preventiva dei canali e non interventi di emergenza dopo l’allagamento come quasi sempre avviene. Tuttavia anche una buona manutenzione ormai non è più sufficiente perché la cospicua trasformazione del territorio richiede uno studio serio ed approfondito dell’intero comprensorio che verifichi :
1) L’idoneità delle esistenti canalizzazione di scolo idraulico e della portata delle idrovore rispetto all’attuale configurazione territoriale considerata le antiquate infrastrutture costruite e dimensionate per un territorio molto diverso dall’attuale in particolare per la zona di Marina di Ginosa e per tutta la fascia litoranea jonica.
2) Studio e progettazione di opere di difesa e presidio del suolo in tutto il comprensorio e in particolare per le zone murgiane e premurgiane, idonee ad impedire il trasporto di materiale (terra, sassi, pietrame) della murgia verso valle che hanno causato danni dell’ultima alluvione)vorremo sapere dalle competenti autorità se conoscono le problematiche esposte, in caso affermativo, cosa intendono fare per affrontare queste situazioni in modo razionale e sistematico e non di emergenza come è avvenuto. Come si vuol dire “meglio prevenire che curare”.  Tecnologie e fondi ci sono, manca la progettualità. Oppure dobbiamo rassegnarci e considerare gli eventi naturali come ineluttabile frutto della mala sorte. Auguriamoci di non dover piangere altri morti dovuti a imprevidenza e superficialità.

 

                                                              

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